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ANCORA SUL TEMPO STORICO. I CONCETTI PERIODIZZANTI: LO STATO

L'altra forma di strutturazione delle abilità spazio-temporali è quella dei concetti periodizzanti. Faccio l'esempio del concetto di stato, uno dei più semplici, che trovate nell'opera di Charles Tilly, Lo stato moderno. Lo stato è un sistema di centralizzazione del potere con tre caratteristiche:

1) l'unicità del potere, ovvero l'assenza di contropoteri interni:
che non c'era al tempo dell'imperatore Federico II di Svevia, il quale, quando diceva qui comando io, trovava l'opposizione del papa, dei comuni, ecc., e avevano ragione tutti, nel senso che c'era una compresenza di poteri nello stesso territorio.

2) drenaggio delle risorse verso il centro:
che non c'era affatto, contrariamente a quanto si dice comunemente, al tempo degli "esosi" Bizantini, o dell' "esoso" Carlo Magno: questi infatti riuscivano a raccogliere appena il 5% del prodotto interno lordo, come ci ricorda Carlo Cipolla. In secondo luogo, i sovrani medievali non drenavano un bel niente, perché dovevano spostarsi per consumare in loco le ricchezze loro dovute, altrimenti non le avrebbero ottenute.

3) il monopolio della violenza legittima, interna ed esterna:
cioè l'autorità centrale che concentra nelle sue mani l'autorità di portare la spada sia per regolare l'ordine interno (polizia) sia per difendere i confini (esercito).

Lo stato non inventa niente, tutte queste funzioni esistevano da prima, ma esistevano separatamente.
Se questo è il concetto, vediamo ora la periodizzazione che esso determina:

-   secoli XI-XV - la formazione delle centralizzazioni:
ad esempio, Federico II inventa la burocrazia, che centralizza alcune risorse; Filippo IV il Bello tenta di centralizzare il potere, ma quando cerca di centralizzare la violenza non ci riesce, tant'è vero che di l' a poco c'è la guerra dei 100 anni, con gli inglesi come contropotere sul suo territorio.

- secolo XVI - nascita dello stato, in Europa:
con Francia, Inghilterra, ma anche Milano, Firenze, Venezia, non conta la dimensione. Quindi in Europa nel '500 ci sono alcuni stati, mentre gli altri continuano come prima. Ma questa struttura riscuote successo e suscita un processo imitativo, per cui:

- secoli XVII-XVIII - lo stato si afferma in tutta Europa:
ovvero, tutti quelli che comandano in Europa, a qualsiasi titolo comandino (monarchie, repubbliche, città indipendenti), vogliono fare queste tre centralizzazioni. II problema è che l'esistenza dello stato richiede non tanto le frontiere, ma i confini: infatti finché esiste una frontiera (che non è impermeabile, rigida, a differenza del confine), e una molteplicità di poteri territoriali, non c'è bisogno di alcun segnale per terra; ma quando su un territorio comanda uno solo, bisogna sapere i limiti esatti di quel territorio. E il sistema più diffuso tra le genti umane per fissare i confini è quello di ammazzarsi: è infatti rarissimo il caso di confini tracciati senza spargimento di sangue (vedi l'esempio recentissimo della Bosnia). Per questo, in quei due secoli c'è il massimo storico di bellicosità nella storia europea: circa 100 anni di guerra e 100 anni di pace, e alcune di queste guerre sono assolutamente comparabili per potenza distruttiva a quelle moderne (si vedano i 10 milioni di morti e lo spopolamento di intere regioni dell'Europa centrale durante la guerra dei 30 anni).

- sec.XIX - semplificazione del sistema degli Stati in Europa:
all'inizio dell'800, lo stato si è affermato in tutta Europa, con circa 300 unità statali, che creano al posto del suddito un nuovo soggetto antropologico, il cittadino. Si pone allora il problema delle grandi potenze: cioè se lo stato deve avere una certa base di ricchezza, e se la forza dipende dal numero degli abitanti, stati troppo grandi diventano troppo potenti (vedi la Francia napoleonica), per cui ci deve essere un ordine di grandezza tale che assicuri un equilibrio. Entro questo processo, inverso rispetto al precedente, di accorpamento di piccoli stati (per cui si passa da 300 a 30 Stati), si hanno i grandi movimenti di unificazione nazionale dell' '800, i due più grandi (italiano e tedesco) più altri minori. Polanij dice che questo periodo delle grandi potenze è quello che assicura il massimo periodo di pace in Europa: infatti su 100 anni ce ne sono solo 3 di guerra tra le potenze europee. In questo secolo, dunque, gli stati si affermano nel continente che diventa il centro del mondo.

- sec.XX - lo stato si afferma nel mondo:
all'inizio del nostro secolo, c'è in tutto il resto del mondo una corsa a fare altrettanto, per cui dai 40 stati di inizio secolo si arriva al numero attuale di 190, e tutto il mondo viene segnato da confini, escluso il continente antartico: prima c'erano spazi liberi tra gli stati, c'erano formazioni politiche non statuali, ora in tutto il pianeta non esistono più spazi non statuali. Quindi nel '900 noi abbiamo lo stato che è la forma di governo e di organizzazione dello spazio vincente sul pianeta. Ragionando sul lungo periodo, chiediamoci quali sono le ragioni del successo dello stato, da cosa dipende il gigantesco processo di imitazione che abbiamo indicato. Fondamentalmente la ragione è che funziona, cioè riesce a governare le grandi variabili del vivere complesso della società.

Ma, ecco il paradosso attuale: alle soglie del 2000 noi abbiamo un mondo interamente suddiviso in stati, ma nessuno di essi è più in grado di risolvere al suo interno i problemi fondamentali: l'ambiente; la dinamica della popolazione, la guerra, il controllo della finanza, del capitale, del lavoro, o la questione dell'identità: tutti i grandi problemi, dal buco dell'ozono, all'arrivo degli immigrati, al "chi sono io", rimandano a organismi sovra-statuali.
Questo concetto di stato mi fa capire un modo di vivere nella storia; divide il tempo in termini di periodizzazioni; e mi permette non di risolvere, ma di affrontare in modo corretto una serie di problemi, con una logica e un certo spirito critico: perché se arriva uno e dice "se mi eleggete vi risolvo il problema dell'ambiente", o "vi creo tanti posti di lavoro", vuol dire che questa persona non si rende conto della dimensione spazio/temporale dei problemi, quanto meno non ha periodizzato correttamente la storia del mondo secondo il concetto visto ora.
Ecco cosa intendo per concetti: oltre a quello di stato ne posso prendere altri, quattro o cinque, ad esempio il rapporto con l'ambiente, il rapporto uomo-donna, la cittadinanza, la società: ognuno di questi concetti è tale che mi crea una diversa organizzazione del tempo e mi permette di capire dei problemi. Questo significa sapere cos'è il tempo storico. Mi rendo conto che per molti di noi è importante sapere cos'è il Rinascimento, il Barocco, ecc; però secondo me questo era vitale quando in Italia c'erano duecentomila persone letterate che avevano modulato la propria vita sulle letture, sull'idea del bello, ecc. Quando invece sono cinquanta milioni di italiani che devono entrare nella storia, il Barocco è importante, ma probabilmente non è così vitale come dei problemi, dei modi di organizzazione del tempo che toccano direttamente qualcosa che noi viviamo: lo stato, la popolazione, ecc. Dobbiamo chiederci se le periodizzazioni a cui siamo abituati (Medioevo, Umanesimo, Rinascimento, Barocco, Illuminismo, Romanticismo, Positivismo) funzionino rispetto agli studenti di oggi e ai problemi di oggi, o se non sia più corretto creare strutturazioni temporali nelle quali i problemi in cui vivono i giovani d'oggi e in cui viviamo anche noi creino un rapporto più forte tra quello che siamo e i problemi che viviamo.



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