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LE ABILITÀ SPECIFICHE SUI DOCUMENTI, SUL TEMPO

Prima ho distinto abilità trasversali e abilità specifiche, e ho detto alcune cose sulle prime. Vorrei occuparmi ora delle seconde, che sono di due tipi:

1) le abilità riguardanti l'uso dei documenti, non però da finalizzare, come a volta mi capita di vedere fare, alla contemplazione del lavoro dello storico, tipo l'entrare nella bottega dello storico, o il vedere dietro le quinte. Si tratta piuttosto di un'abilità strettamente legata a uno dei più grandi e più antichi obiettivi degli insegnanti di storia: quello che tutti chiamate spirito critico. Ma che cosa vuol dire spirito critico? E' la capacità di valutare lo statuto delle conoscenze. Ad esempio io dico che Mussolini fu un dittatore, e lo dico in quanto storico: cosa significa che lo dico in quanto storico? Non certo che ciò che dico io valga di più, bensì che se lo dico dal punto di vista storico è una conoscenza ottenuta attraverso la manipolazione documentaria, cioè una conoscenza di cui so rendere conto sia rispetto alla massa documentaria da cui è stata ricavata, sia rispetto ai metodi di utilizzazione, sia rispetto alla valutazione delle conoscenze che ho ottenuto spremendo quei documenti. Queste rende criticabile la conoscenza storica, cioè permette di trasformare in problema tutto ciò che noi abbiamo dal punto di vista storico, e permette di valutare le conoscenze. In questo c'è una profonda istanza democratica della conoscenza, perché al fondo c'è un atteggiamento del tipo: questa conoscenza che io ho ottenuto potresti ottenerla anche tu se seguissi questo metodo, non è qualcosa di esoterico, è conseguita attraverso procedure comunicabili e trasparenti. Non credo però che avremo tempo di fare esemplificazioni sull'uso dei documenti, per i quali rinvio alla sezione specifica dei tre volumi del Laboratorio.

2) le abilità riguardanti il tempo, sulle quali mi soffermerò di più, visto che le vostre domande hanno toccato maggiormente questo aspetto. In primo luogo, da storici moderni, più che di tempo dovremmo parlare di tempo-spazio: infatti non esiste in storia il tempo in quanto tale, ma esiste sempre un tempo che definisce degli spazi: ad esempio il tempo del commercio mediterraneo individua uno spazio preciso, comprendente Mediterraneo, Oceano Indiano e Cina; il tempo dello stato individua uno spazio che all'inizio e fino all'80O è solo europeo, e che nel nostro secolo diventa uno spazio mondiale. II tempo è sempre funzione dello spazio e viceversa, per noi storici.
Inoltre il tempo è funzione dei problemi: il tempo, per gli storici, non è la cronologia, è il problema che crea il tempo. Ad esempio, vuoi vedere il rapporto uomo-donna? Questo problema crea un tempo che va fino alle origini dell'umanità. Vuoi invece indagare il problema della rappresentanza? Questo si pone con la rivoluzione francese, quindi su un arco temporale molto più breve. La capacità di correlare problemi e tempi, secondo me, è il vertice della formazione storica a cui si può giungere a livelli superiori, ed è un vertice di livello formativo molto importante da un punto di vista civico. Pensate a come normalmente si impostano i problemi rispetto a quanto accade tutti i giorni, da Tangentopoli alla violenza, sui quali si notano la difficoltà delle persone che ne parlano non adoperando strumenti storici. Se non riesci ad individuare gli spazi di pertinenza per la soluzione dei problemi, il problema che tu hai col tuo vicino che è, poniamo, di Bari, ti diventa un problema generale di rapporto nord-sud, mentre probabilmente è un problema molto particolare di scostumatezza individuale; o, viceversa, problemi di ordine generale vengono visti sotto l'ottica di simpatia o antipatia personale, ed è il caso fondamentale dell'incultura politica che si va sviluppando a livello mondiale: pensate, abbiamo i più grandi problemi mai capitati nelle mani degli uomini - perché effettivamente siamo in società democratiche - e li gestiamo in termini di simpatia personale, per cui voto Clinton piuttosto che Dole perché mi dà fiducia, perché è serio, appunto i criteri che regolano la vita quotidiana. Insomma, la capacità del trovare i tempi e gli spazi pertinenti ai problemi è decisiva in quella che chiamiamo l'educazione storica al servizio della democrazia. Inoltre ciò mi permette una grandissima libertà di scelta dei contenuti storici: non è più una stranezza che in Germania si faccia l'Ellenismo all'ultimo anno delle superiori, se questo argomento serve a dare profondità storica a un problema importante come il significato di "civilizzazione europea".
Ancora sul tempo, è possibile distinguere due tipi di abilità, che io chiamo così:

2.1) le abilità formali, cioè datare, costruire cronologie, usare tavole sinottiche, ecc., che sono già state ampiamente trattate dal prof. Ivo Mattozzi, e sulle quali trovate tante esercitazioni anche su questo testo (Laboratorio, cit.)

2.2) le abilità sostanziali, quelle che mi interessano di più, e che considero l'essenza del lavoro storico: lo storico costruisce il tempo mediante concetti. I concetti che servono di più agli studenti sono quelli che io chiamo le mappe storico-geografiche, di cui alcune sono fondamentali. Ad esempio, credo di essere riuscito ad organizzare tutta la storia generale in tre mappe, sulle quali si possono mettere i fatti man mano che li si incontra.

 


link nel sito

Il Novecento, secolo scorso e storia del presente
di Cesare Grazioli

Dove si costruisce la memoria. Il Laboratorio di storia
di Aurora Delmonaco

La revisione dei curricoli di storia: le risorse in Internet
a cura di Gianni Spinelli




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