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storia delle donne - TAPPA 6

ALLEGATO 25.6

  di Agnese Argenta


1969 LEGGE SUL DIVORZIO 1974 REFERENDUM 

Per tutti gli anni ‘50 e ‘60 il matrimonio rimane indissolubile, esiste solo l’istituto della separazione legale.

L’introduzione del divorzio in Italia era stata collegata in passato, alla questione del voto alle donne. In sede costituente, il P.C.I., per una scelta di fondo che porterà all’approvazione dell’art. 7, non solleva la questione divorzio. La Commissione dei 75 vorrebbe includere l’indissolubilità del matrimonio nel testo della carta. In aula si sviluppa un’aspra battaglia su un solo aggettivo e alla fine la parola “indissolubile” viene bocciata con uno strettissimo margine di voti.

Negli anni ‘50 sotto il ferreo controllo di Pio XII, quella parola terribile e distruttiva, divorzio, non veniva pronunciata; negli anni ‘60, segno dei nuovo tempi, se ne discute, si effettuano sondaggi, si può tranquillamente dichiarare la propria opinione.

Nel 1960 le separazioni legali in Italia sono 9.000 e si stima che almeno altrettante siano le separazioni di fatto.Con la separazione cessa la convivenza ma non gli obblighi del matrimonio.

Nonostante questo sempre molte più donne preferiscono la separazione senza via d’uscita alla convivenza. Altre soluzioni che vengono adottate da un numero ridotto di coniugi sono: l’annullamento dalla Sacra Rota, il divorzio all’estero o l’omicidio.

I casi di cronaca rosa e nera dell’epoca ne sono una conferma. (film Divorzio all’italiana, matrimonio di Sophia Loren all’estero ecc)

Già nel 1965 molte cose sono cambiate, si stima che vi siano un milione di donne separate, con famiglie spaccate, sole con figli da mantenere, abbandonate. E’ proprio nel 1965 che il socialista Loris Fortuna avanza la prima proposta di legge sul divorzio, sulle orme del collega Renato Sansone, che negli anni ‘50 ci aveva invano provato, mettendo a punto una legge di piccolo divorzio per i casi estremi di ergastolani, malati di mente, scomparsi senza lasciare traccia, divorziati all’estero.

Nel novembre 1969 finalmente la Camera approva la legge Fortuna, alla quale si è associato come proponente il liberale Antonio Baslini.

Dopo molti tentennamenti, i comunisti hanno finalmente aderito al fronte divorzista e ciò ne garantisce il successo.

Con l’approvazione della legge Fortuna-Baslini, si compie un passo avanti verso un assetto normativo più moderno per la famiglia italiana e verso una maggiore tutela delle donne.

Su richiesta di 1.370.000 elettori, che vorrebbero abolire la legge, il Capo dello stato indice per il 12 maggio 1974 il referendum. Vince il fronte del No (Pci, Psi, Pri, Pli, Pdup) con il 59%.

La legge rimane in vigore.

Ora nel 67% dei casi è la moglie a chiedere il divorzio.

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