Note
Struttura
1. storia e memoria: la Shoah
2. Ricordare la Shoah
3. I sopravvissuti
testimonianze
4. GOTI BAUER
Poi, nella baracca (..)  facevamo progetti per un improbabile futuro nel quale, nonostante tutto, appassionatamente speravamo. Perché? In ognuno di noi, automaticamente, la risposta era: <<Per raccontare>>. Perché il mondo potesse sapere; perché mai più, in nessun luogo, a nessun uomo potesse capitare quello che era capitato a noi. Siamo poi stati ascoltati?
No, non lo siamo stati se in questi decenni altri eccidi, altri spaventosi massacri sono stati compiuti nell'indifferenza generale. Non siamo stati ascoltati se per decenni c'è stato un quasi totale, nocivo silenzio nelle case, nelle scuole, permettendo a chi minimizza e falsifica quanto è successo di diffondere le proprie menzognere predicazioni. Si, perché è l'ignoranza il brodo di coltura in cui le teorie di revisionisti e negazionisti trovano fertile terreno per proliferare.
5. LILIANA SEGRE
… il mondo non e stato più lo stesso dopo Auschwitz. E questo riguarda tutti. E noi, noi che Auschwitz lo abbiamo sulla nostra pelle e dentro i più intimi recessi della nostra mente? Noi come abbiamo potuto e possiamo vivere? Come può il nostro cervello reggere ai ricordi senza impazzire, come può ricordare i visi, i colori, i suoni, gli odori senza esserne soverchiato e perduto? Come possiamo camminare per le strade del mondo, della città, guardarci intorno e allo specchio senza vedere una realtà deformata dalla nostra esperienza, con la paura di risvegliarci dal sogno e ripiombare in quell'orrore?
6. ELIE WIESEL
I miei genitori adottivi avevano continuato a dire, semplicemente: "Adesso devi dimenticare tutto! Devi dimenticare come si dimentica un brutto sogno: non pensarci più! E' stato solo un sogno!".
Non riuscivo a capire che cosa volessero veramente da me. E quando cercavo di confidarmi con le persone, di solito, dopo le prime frasi, mi sentivo dire: "Tu sei matto!".
Come posso dimenticare ciò che so? Come posso dimenticare quello a cui devo pensare ogni mattina quando apro gli occhi, quello a cui devo pensare ogni sera, quando vado a letto, quando, per paura degli incubi, mi sforzo di restare sveglio il più a lungo possibile?...
No, nessuno mi ha mai detto con franchezza: sì, è vero, i lager sono esistiti, però adesso è finita. Esiste anche quest'altro mondo, e in questo mondo puoi vivere!
7. NEDO FIANO
Molti di noi hanno portato dentro questa sofferenza, non sono stati capaci di tirarla fuori, altri invece hanno potuto farlo. Ma l'esperienza della deportazione, dei campi di sterminio, per assurdo che possa sembrare, e anche un miracoloso dono, per quelli che come me sono tornati, perché ci ha aiutato a dare alle cose una profondità, una geometria diversa da quella che si fa usualmente. Perché ci ha dato la capacita di individuare l'essenziale delle cose, di rifuggire dal particolare inutile.
Chi ha sofferto fa sua la sofferenza degli altri, sente un’affinità con chi soffre. Chi non ha mai sofferto non sa che cosa vuol dire soffrire.
Diceva Socrate: <<Solo chi è stato schiavo può capire che cos'è la libertà>>.
8. Dopo la liberazione i sopravvissuti hanno 2 tipi di reazioni
La vergogna e il silenzio
Il desiderio di raccontare
 9. Todotov individua 3 motivi fondamentali
La vergogna del ricordo dell’annullamento della propria dignità
La vergogna di sopravvivere senza alcun merito rispetto a tutti quelli che sono morti
La vergogna di essere umani visto che l’umanità ha potuto concepire lo sterminio
10. Primo Levi
Sopravvivevano i peggiori, cioè i piú adatti; i migliori sono morti tutti.
E’ morto Chajím, orologiaio di Cracovia, ebreo pio, che a dispetto delle difficoltà di linguaggio si era sforzato di capirmi e di farsi capire, e di spiegare a me straniero le regole essenziali di sopravvivenza nei primi giorni cruciali di cattività; è morto Szabó, il taciturno contadino ungherese, che era alto quasi due metri e perciò aveva piú fame di tutti, eppure, finché ebbe forza, non esitò ad aiutare i compagni piú deboli a tirare ed a spingere; e Robert, professore alla Sorbona, che emanava coraggio e fiducia intorno a sé, parlava cinque lingue, si logorava a registrare tutto nella sua memoria prodigiosa, e se avesse vissuto avrebbe risposto ai perché a cui io non so rispondere; ed è morto Baruch, scaricatore del porto di Livorno, subito, il primo giorno, perché aveva risposto a pugni al primo pugno che aveva ricevuto. Questi, ed altri innumerevoli, sono morti non malgrado il loro valore, ma per il loro valore.
11. Il dovere di testimoniare
Wieviorka spiega:
Si scrive già nei ghetti e poi al ritorno  ma con diverse motivazioni:
Durante la persecuzione
per evitare di scomparire del tutto
Al ritorno per
raccogliere accuse contro persecutori
denunciare  l’orrore
liberarsi del ricordo
12. Ignacy Schiper (ghetto di Varsavia)
La storia viene scritta dai vincitori. Tutto ciò che sappiamo dei popoli assassinati è ciò che i loro assassini hanno voluto far sapere. Se i nostri assassini vinceranno, se saranno loro a scrivere la storia di questa guerra, allora il nostro sterminio sarà presentato come una delle più belle pagine della storia mondiale, e le future generazioni renderanno omaggio al coraggio di questi crociati. (..) Essi possono anche decidere di cancellarci dalla memoria del mondo, come se non fossimo mai esistiti
13. Wiesenthal
(dicevano le SS) In qualsiasi modo la guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederebbe. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata e crederà a noi che negheremo tutto. La storia dei lager saremo noi a dettarla.
14. Le prime testimonianze sono:
Poesia yiddish
Libri del ricordo (Memorbukh)
Racconti autobiografici
15. Ma i racconti dei sopravvissuti trovano scarso ascolto
Incredulità
Voglia di chiudere con la guerra e i suoi effetti
diffidenza
16. Rossi-Doria: situazione italiana nel primo dopoguerra
Ci sono 3 tipi di ex deportati:
i deportati politici
gli internati militari
gli ebrei
Solo i primi hanno visibilità perché sono stati perseguitati per il loro impegno antifascista
17. Bravo e Jalla
Raccolta di testimonianze di deportati piemontesi solo nel 1986
Tutti i deportati lamentano il senso di abbandono delle istituzioni e l’indifferenza sociale verso la loro testimonianza manifestata attraverso l’incredulità o il fastidio o la “competizione delle sofferenze” che si rifiuta di comprendere la tragicità dell’esperienza della deportazione nei lager
18. La delusione
Il caso Wiesel
19
20. L’indifferenza sociale mette in crisi l’autorappresentazione dei sopravvissuti.
21. La memoria
Memoria individuale =
Il modo in cui il singolo rappresenta il proprio passato
22. Evoluzione della memoria collettiva
Periodizzazione:
1945-60 = scarsa considerazione
1961 = processo Eichmann
1976 = serial Olocausto
1995 = Schindler’s List
23. 1945 - 60
Morte della cultura yiddish (i libri in yiddish non sono letti)
Progetto non attuato di Monumento a New York (timori di accuse di filocomunismoà guerra fredda)
1952: esce Il diario di Anna Frank, unico libro ad avere ampia risonanza
1959: esce il film tratto dal diario e ricominciano le pubblicazioni di testimoni = passaggio alla letteratura à metabolizzazione dell’esperienza
24. 1961: il processo Eichmann
Adolf Heichmann: criminale nazista fuggito in Argentina viene rapito dai servizi segreti israeliani, portato in Israele dove viene processato e condannato a morte.
Il processo ha risonanza mondiale grazie anche ai media e riporta l’attenzione sulla memoria della Shoah
25. Gli obiettivi politici del processo:
Il governo israeliano vuole
sfruttare il processo per raccogliere maggior sostegno internazionale allo stato di Israele
sostituire l’immagine dell’ebreo sconfitto con quella dell’ebreo che agisce per difendere i propri diritti
trasmettere la memoria della Shoah
26. Le caratteristiche del processo
Fondato su testimonianze à spettacolarizzazione del processo in modo da coinvolgere gli spettatori e costruire una ribalta per le vicende della persecuzione degli ebrei
27. Differenze tra il processo Eichmann e il processo di Norimberga (1947)
28. Effetti del processo nella memoria individuale e collettiva
La memoria del genocidio diventa un elemento costitutivo dell’identità ebraica
Nasce una domanda sociale di testimonianze (collane editoriali specifiche)
Il sopravvissuto ha una nuova funzione sociale: dare testimonianza à superamento della vergogna
29. 1976: il serial tv Olocausto
Teleromanzo di grandissimo successo in tutto il mondo
Racconta le storie incrociate di una famiglia tedesca e di una ebrea durante il nazismo
Sceglie di rappresentare prevelentemente la media borghesia
Critiche: troppo romanzato e troppo soft nei confronti delle persecuzioni à gli ebrei non ci si riconoscono e temono l’espropriazione della propria memoria à creazione di un vasto movimento di opinione per la raccolta di memorie non falsificate à solo chi ha vissuto può raccontare
30. Le trasformazioni del contesto
Il ’68 ha insegnato a dare la parola agli esclusi e ai loro diritti
I media cominciano ad interessarsi alle storie di vita = la testimonianza privata entra nello spazio pubblico
I sopravvissuti sono ormai inseriti nella società ed hanno eredi à la memoria come ricchezza da lasciare in eredità
Gli ebrei reagiscono usando politicamente la loro memoria contro le minacce palestinesi allo stato di Israele à lo statocidio sarebbe l’epilogo del genocidio
31. Effetti di Olocausto in USA
1980: realizzazione del Memoriale di Washington sull’Olocausto
Dalla fine degli anni ’70: raccolta video di testimonianze con l’obiettivo di assolvere al dovere di ascoltare = Archivi Fortunoff
32. Metodologia per le interviste degli archivi Fortunoff
In un luogo chiuso e senza distrazioni
L’intervistatore non commenta o rettifica
La durata è decisa dall’intervistato
L’intervistatore è un volontario con formazione psicologica
Nel 1995 erano state raccolte 3.600 interviste
33. 1995: Schindler’s List
Il film crea vaste emozioni e gli ebrei ci si riconoscono
Dopo il film Spielberg crea il progetto Survivors à obiettivo: raccogliere tutte le testimonianze possibili prima della scomparsa dei testimoni à per scrivere la storia della Shoah
34. Metodologia per le interviste del progetto Survivors
Raccolte a casa degli intervistati
Durata di due ore
20% prima – 60% durante – 20% dopo la Shoah
Alla fine il testimone viene raggiunto da tutti i parenti
A conclusione deve dire cosa vorrebbe lasciare in eredità alle nuove generazioni
Gli intervistatori fanno uno stage di 2 giorni e sono retribuiti
35. Wieviorka:
36. Memoria e storia
37. Rossi-Doria: cause della sopravvalutazione della memoria
La fine delle ideologie ha creato un vuoto di identità che ha mutato il rapporto tra presente e futuro à il passato non è più garanzia per l’avvenire à la memoria offre la promessa della continuità
38. Wieviorka
La testimonianza esprime, oltre all’esperienza individuale, i discorsi condivisi dalla società nel momento in cui il testimone racconta la propria storia à la memoria si rimodella con le parole e in base alle aspettative dell’epoca in cui viene raccontata
Qualsiasi racconto è una selezione soggettiva di eventi scelti con gli occhi del presente e montati insieme nel rispetto di un codice condiviso col proprio tempo.
39. Levi sottolinea i rischi della memoria
I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei.
un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso in forma di racconto, tende a fissarsi in uno ste­reotipo, in una forma collaudata dall'esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna, che si installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese
il ricordo di un trauma, patito o inflitto, è esso stesso traumatico, perché richiamarlo duole o almeno disturba: chi è stato ferito tende a rimuovere il ricordo per non rinnovare il dolore; chi ha ferito ricaccia il ricordo nel profondo, per liberarsene, per alleggerire il suo senso di colpa.
40 La funzione della memoria
41. L’americanizzazione della Shoah è, a sua volta, molto rischiosa
Mette in secondo piano gli aspetti crudeli della Shoah per sostituirli con il potere salvifico dei buoni sentimenti
Offre un’immagine rassicurante della realtà che proietta in un passato senza più contatti col presente gli orrori nazisti
Chiede alle nuove generazioni il compito di tramandare la memoria più come dovere verso il passato che come impegno verso il futuro
42. La Shoah e il futuro
43. Oggi si contano 18 focolai di conflitto etnico presenti nel mondo: