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Poi, nella baracca (..) facevamo progetti per un improbabile
futuro nel quale, nonostante tutto, appassionatamente speravamo. Perché? In
ognuno di noi, automaticamente, la risposta era: <<Per raccontare>>.
Perché il mondo potesse sapere; perché mai più, in nessun luogo, a nessun
uomo potesse capitare quello che era capitato a noi. Siamo poi stati
ascoltati? |
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No, non lo siamo stati se in questi decenni
altri eccidi, altri spaventosi massacri sono stati compiuti
nell'indifferenza generale. Non siamo stati ascoltati se per decenni c'è
stato un quasi totale, nocivo silenzio nelle case, nelle scuole,
permettendo a chi minimizza e falsifica quanto è successo di diffondere le
proprie menzognere predicazioni. Si, perché è l'ignoranza il brodo di
coltura in cui le teorie di revisionisti e negazionisti trovano fertile
terreno per proliferare. |
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… il mondo non e stato più lo stesso dopo
Auschwitz. E questo riguarda tutti. E noi, noi che Auschwitz lo abbiamo
sulla nostra pelle e dentro i più intimi recessi della nostra mente? Noi
come abbiamo potuto e possiamo vivere? Come può il nostro cervello reggere
ai ricordi senza impazzire, come può ricordare i visi, i colori, i suoni,
gli odori senza esserne soverchiato e perduto? Come possiamo camminare per
le strade del mondo, della città, guardarci intorno e allo specchio senza
vedere una realtà deformata dalla nostra esperienza, con la paura di
risvegliarci dal sogno e ripiombare in quell'orrore? |
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I miei genitori adottivi avevano continuato a
dire, semplicemente: "Adesso devi dimenticare tutto! Devi dimenticare
come si dimentica un brutto sogno: non pensarci più! E' stato solo un
sogno!". |
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Non riuscivo a capire che cosa volessero
veramente da me. E quando cercavo di confidarmi con le persone, di solito,
dopo le prime frasi, mi sentivo dire: "Tu sei matto!". |
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Come posso dimenticare ciò che so? Come posso
dimenticare quello a cui devo pensare ogni mattina quando apro gli occhi,
quello a cui devo pensare ogni sera, quando vado a letto, quando, per paura
degli incubi, mi sforzo di restare sveglio il più a lungo possibile?... |
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No, nessuno mi ha mai detto con franchezza: sì,
è vero, i lager sono esistiti, però adesso è finita. Esiste anche
quest'altro mondo, e in questo mondo puoi vivere! |
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Molti di noi hanno portato dentro questa
sofferenza, non sono stati capaci di tirarla fuori, altri invece hanno
potuto farlo. Ma l'esperienza della deportazione, dei campi di sterminio,
per assurdo che possa sembrare, e anche un miracoloso dono, per quelli che
come me sono tornati, perché ci ha aiutato a dare alle cose una profondità,
una geometria diversa da quella che si fa usualmente. Perché ci ha dato la
capacita di individuare l'essenziale delle cose, di rifuggire dal
particolare inutile. |
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Chi ha sofferto fa sua la sofferenza degli
altri, sente un’affinità con chi soffre. Chi non ha mai sofferto non sa che
cosa vuol dire soffrire. |
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Diceva Socrate: <<Solo chi è stato schiavo
può capire che cos'è la libertà>>. |
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La vergogna e il silenzio |
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Il desiderio di raccontare |
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La vergogna del ricordo dell’annullamento della
propria dignità |
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La vergogna di sopravvivere senza alcun merito
rispetto a tutti quelli che sono morti |
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La vergogna di essere umani visto che l’umanità
ha potuto concepire lo sterminio |
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Sopravvivevano i peggiori, cioè i piú adatti; i
migliori sono morti tutti. |
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E’ morto Chajím, orologiaio di Cracovia, ebreo
pio, che a dispetto delle difficoltà di linguaggio si era sforzato di
capirmi e di farsi capire, e di spiegare a me straniero le regole
essenziali di sopravvivenza nei primi giorni cruciali di cattività; è morto
Szabó, il taciturno contadino ungherese, che era alto quasi due metri e
perciò aveva piú fame di tutti, eppure, finché ebbe forza, non esitò ad
aiutare i compagni piú deboli a tirare ed a spingere; e Robert, professore
alla Sorbona, che emanava coraggio e fiducia intorno a sé, parlava cinque
lingue, si logorava a registrare tutto nella sua memoria prodigiosa, e se
avesse vissuto avrebbe risposto ai perché a cui io non so rispondere; ed è
morto Baruch, scaricatore del porto di Livorno, subito, il primo giorno,
perché aveva risposto a pugni al primo pugno che aveva ricevuto. Questi, ed
altri innumerevoli, sono morti non malgrado il loro valore, ma per il loro
valore. |
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Wieviorka spiega: |
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Si scrive già nei ghetti e poi al ritorno ma con diverse motivazioni: |
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Durante la persecuzione |
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per evitare di scomparire del tutto |
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Al ritorno per |
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raccogliere accuse contro persecutori |
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denunciare
l’orrore |
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liberarsi del ricordo |
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La storia viene scritta dai vincitori. Tutto ciò
che sappiamo dei popoli assassinati è ciò che i loro assassini hanno voluto
far sapere. Se i nostri assassini vinceranno, se saranno loro a scrivere la
storia di questa guerra, allora il nostro sterminio sarà presentato come
una delle più belle pagine della storia mondiale, e le future generazioni
renderanno omaggio al coraggio di questi crociati. (..) Essi possono anche
decidere di cancellarci dalla memoria del mondo, come se non fossimo mai
esistiti |
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(dicevano le SS) In qualsiasi modo la guerra
finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi; nessuno di voi
rimarrà per portare testimonianza, ma se qualcuno scampasse, il mondo non
gli crederebbe. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di
storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove
insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno
di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono
troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della
propaganda alleata e crederà a noi che negheremo tutto. La storia dei lager
saremo noi a dettarla. |
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Poesia yiddish |
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Libri del ricordo (Memorbukh) |
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Racconti autobiografici |
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Incredulità |
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Voglia di chiudere con la guerra e i suoi
effetti |
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diffidenza |
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Ci sono 3 tipi di ex deportati: |
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i deportati politici |
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gli internati militari |
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gli ebrei |
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Solo i primi hanno visibilità perché sono stati
perseguitati per il loro impegno antifascista |
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Raccolta di testimonianze di deportati
piemontesi solo nel 1986 |
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Tutti i deportati lamentano il senso di
abbandono delle istituzioni e l’indifferenza sociale verso la loro
testimonianza manifestata attraverso l’incredulità o il fastidio o la
“competizione delle sofferenze” che si rifiuta di comprendere la tragicità
dell’esperienza della deportazione nei lager |
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Memoria individuale = |
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Il modo in cui il singolo rappresenta il proprio
passato |
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Periodizzazione: |
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1945-60 = scarsa considerazione |
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1961 = processo Eichmann |
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1976 = serial Olocausto |
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1995 = Schindler’s List |
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Morte della cultura yiddish (i libri in yiddish
non sono letti) |
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Progetto non attuato di Monumento a New York
(timori di accuse di filocomunismoà guerra fredda) |
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1952: esce Il diario di Anna Frank, unico libro
ad avere ampia risonanza |
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1959: esce il film tratto dal diario e
ricominciano le pubblicazioni di testimoni = passaggio alla letteratura à metabolizzazione
dell’esperienza |
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Adolf Heichmann: criminale nazista fuggito in
Argentina viene rapito dai servizi segreti israeliani, portato in Israele
dove viene processato e condannato a morte. |
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Il processo ha risonanza mondiale grazie anche
ai media e riporta l’attenzione sulla memoria della Shoah |
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Il governo israeliano vuole |
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sfruttare il processo per raccogliere maggior
sostegno internazionale allo stato di Israele |
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sostituire l’immagine dell’ebreo sconfitto con
quella dell’ebreo che agisce per difendere i propri diritti |
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trasmettere la memoria della Shoah |
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Fondato su testimonianze à spettacolarizzazione
del processo in modo da coinvolgere gli spettatori e costruire una ribalta
per le vicende della persecuzione degli ebrei |
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La memoria del genocidio diventa un elemento
costitutivo dell’identità ebraica |
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Nasce una domanda sociale di testimonianze
(collane editoriali specifiche) |
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Il sopravvissuto ha una nuova funzione sociale:
dare testimonianza à superamento della vergogna |
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Teleromanzo di grandissimo successo in tutto il
mondo |
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Racconta le storie incrociate di una famiglia
tedesca e di una ebrea durante il nazismo |
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Sceglie di rappresentare prevelentemente la
media borghesia |
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Critiche: troppo romanzato e troppo soft nei
confronti delle persecuzioni à gli ebrei non ci si riconoscono e temono
l’espropriazione della propria memoria à creazione di un vasto movimento di opinione per la
raccolta di memorie non falsificate à solo chi ha vissuto può raccontare |
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Il ’68 ha insegnato a dare la parola agli
esclusi e ai loro diritti |
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I media cominciano ad interessarsi alle storie
di vita = la testimonianza privata entra nello spazio pubblico |
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I sopravvissuti sono ormai inseriti nella
società ed hanno eredi à la memoria come ricchezza da lasciare in eredità |
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Gli ebrei reagiscono usando politicamente la
loro memoria contro le minacce palestinesi allo stato di Israele à lo statocidio
sarebbe l’epilogo del genocidio |
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1980: realizzazione del Memoriale di Washington
sull’Olocausto |
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Dalla fine degli anni ’70: raccolta video di
testimonianze con l’obiettivo di assolvere al dovere di ascoltare = Archivi
Fortunoff |
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In un luogo chiuso e senza distrazioni |
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L’intervistatore non commenta o rettifica |
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La durata è decisa dall’intervistato |
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L’intervistatore è un volontario con formazione
psicologica |
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Nel 1995 erano state raccolte 3.600 interviste |
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Il film crea vaste emozioni e gli ebrei ci si
riconoscono |
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Dopo il film Spielberg crea il progetto
Survivors à obiettivo: raccogliere tutte le testimonianze possibili prima della
scomparsa dei testimoni à per scrivere la storia della Shoah |
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Raccolte a casa degli intervistati |
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Durata di due ore |
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20% prima – 60% durante – 20% dopo la Shoah |
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Alla fine il testimone viene raggiunto da tutti
i parenti |
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A conclusione deve dire cosa vorrebbe lasciare
in eredità alle nuove generazioni |
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Gli intervistatori fanno uno stage di 2 giorni e
sono retribuiti |
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La fine delle ideologie ha creato un vuoto di
identità che ha mutato il rapporto tra presente e futuro à il passato non è più
garanzia per l’avvenire à la memoria offre la promessa della continuità |
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La testimonianza esprime, oltre all’esperienza
individuale, i discorsi condivisi dalla società nel momento in cui il
testimone racconta la propria storia à la memoria si rimodella con le parole e in base alle
aspettative dell’epoca in cui viene raccontata |
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Qualsiasi racconto è una selezione soggettiva di
eventi scelti con gli occhi del presente e montati insieme nel rispetto di
un codice condiviso col proprio tempo. |
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I ricordi che giacciono in noi non sono incisi
sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si
modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei. |
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un ricordo troppo spesso evocato, ed espresso in
forma di racconto, tende a fissarsi in uno stereotipo, in una forma
collaudata dall'esperienza, cristallizzata, perfezionata, adorna, che si
installa al posto del ricordo greggio e cresce a sue spese |
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il ricordo di un trauma, patito o inflitto, è
esso stesso traumatico, perché richiamarlo duole o almeno disturba: chi è
stato ferito tende a rimuovere il ricordo per non rinnovare il dolore; chi
ha ferito ricaccia il ricordo nel profondo, per liberarsene, per
alleggerire il suo senso di colpa. |
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Mette in secondo piano gli aspetti crudeli della
Shoah per sostituirli con il potere salvifico dei buoni sentimenti |
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Offre un’immagine rassicurante della realtà che
proietta in un passato senza più contatti col presente gli orrori nazisti |
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Chiede alle nuove generazioni il compito di
tramandare la memoria più come dovere verso il passato che come impegno
verso il futuro |
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