Al termine della guerra le partigiane scendono nelle strade delle grandi città del nord e sfilano con i partigiani. In altri casi vengono invitate a non sfilare.

E’ comprensibile, anche ammirevole che una donna abbia offerto assistenza a un prigioniero a uno sbandato, tanto più se questo è un fidanzato, un padre, un fratello, questo rientra nelle regole; le donne sono sempre mamme, spose, sorelle, fidanzate.

L’ammirazione e la comprensione diminuiscono quando l’attività della donna sia stata più impegnativa e dettata da una scelta individuale non giustificata da affetti e solidarietà familiari. A ogni passaggio trasgressivo la solidarietà diminuisce per giungere al sospetto e al dileggio.

Il contributo delle donne fu in larga misura sottaciuto.Le statistiche ufficiali dicono: 4600 arrestate, torturate, processate, 275 deportate nei campi di concentramento, 623 giustiziate o cadute in combattimento.

La storiografia e la memorialistica hanno esaltato più i compiti di cura che i compiti di guerra nelle azioni partigiane. La partecipazione fu certamente superiore alle cifre ufficiali. Pudiche le donne nel richiedere, restii gli uomini nel concedere.

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