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ANTOLOGIA

Il boom degli anni '60

  di Grazia Bologna

ANTOLOGIA - fonti letterarie

VASCO PRATOLINI - CRONACHE DI POVERI AMANTI

(Pag. 330 - 333)

Poi fu inverno veramente, passarono dei mesi, e per scampare al terrore che incuteva idee di morte, ciascuno guard˛ pi˙ attentamente alla vita. Margherita aveva ceduto la mascalcia ad Eugenio: non era pi˙ tornata in via del Corno. Spesso i giovani approfittavano della domenica per recarsi a trovarla, al paese dei suoi dov'ella si era ritirata e dove, da mattina a sera, si dedicava ai nipotini, figli della sorella, confondendo cosi la propria pena: anch ella, inconsciamente, in un'espansione verso la vita. PoichÚ vivere Ŕ il nostro destino, fino al giorno di morire. Mario era il pi˙ assiduo. Una domenica, col consenso di Alfredo, tuttora in Sanatorio, ed aggravatosi invece di migliorare, anche Milena venne, con le due coppie di fidanzati. Intanto il ciaba non aveva mancato di vantarsi, pubblicamente lui, di essere stato profeta: appena il primo maschio le era capitato tra le sottane, Gesuina aveva detto di sÝ. Tutti ora dicono: meglio! Anche le donne affermano che Gesuina Ŕ giovane ed ha diritto di vivere la sua vita, ora che accanto alla Signora c'Ŕ Liliana che assistendola la ricompensa, se non altro, di tutto il bene che la Signora le ha fatto. Ma nemmeno Ugo e Gesuina sono pi˙ tornati in via del Corno. Se vorremo sapere qualcosa su di loro, dovremo essere noi a cercarli, uno dei prossimi giorni. E dopo i temporali e le nebbie, v'Ŕ stato un timido accenno di neve. La nostra strada Ŕ fredda e intirizzita, cova il calore del proprio sangue e umanamente si consola.
D'inverno, quando il Cecchi spazzino si reca al lavoro, il buio Ŕ ancora fitto, le finestre sono chiuse e il gallo-Nesi sembra cantare da chilometri distante. Un velo di caligine attenua il chiarore del lampione, cala come un sipario su Palazzo Vecchio, che volge eternamente le spalle a via del Corno. In quest'ora la nostra strada appare un vicolo cieco, una cittadella abbandonata, col suo monumentino per garitta. A volte, nottetempo, il vento trasporta il nevischio dai monti al piano: una scialbatura che i primi passanti cancelleranno. Ma basta questa patina bianca, di pruina, perchÚ il Cecchi si senta in dovere di partecipare la notizia. "Chi Ŕ a letto non si levi, c'Ŕ la neve!" egli grida, nel silenzio, come un antico banditore. Sono in pochi ad udirlo. I cornacchiai hanno l'abitudine di dormire con le coperte tirate sulla testa. L'aria, nelle camere, Ŕ gelida pi˙ di quella della strada, umida, e ogni respiro Ŕ una fumata.
L'inverno Ŕ nemico dei poveri, pi˙ ci si copre pi˙ si mette a nudo la miseria. Lo Staderini indossa due vecchie giacche, una sull'altra. Nanni si avvolge dentro una mantellina militare. Il Cecchi porta la divisa anche fuori servizio: non saprebbe come sostituire il pastrano azzurro, con gigli sui risvolti e sui bottoni. La festa, Antonio terrazziere ostenta un "palamidone" nero che lo ricorda giovanotto.
Le madri hanno gli scialli sulle spalle: le pi˙ anziane si riparano la testa nelle sciarpe di lana. I ragazzi vanno a scuola gonfi di cenci e di geloni. Ma le giovani escono in cappotti eleganti e modestini, con le cinture colorate; i giovanotti portano attorno al collo i foulards venuti di moda. Calata la sizza ciascuno -fu curioso di vedere se Otello avrebbe usato il pellicciotto che il vecchio Nesi si era goduto un paio d'inverni appena: e cosi fu, e gli stava come tagliato a suo dosso. Febbraietto corto e maledetto, dice il proverbio. P, in questo mese che il barometro SbisÓ segna solitamente tetmpo nevoso, la sciatica della vedova Nesi si fa sentire, Elisa viene ai ferri corti col suo cuore, e il caminetto, in camera della Signora, arde ininterrottamente. Prima che sia marzo inoltrato, e fioriscano. i gerani che Margherita lasci˛ in regalo a Bianca, sarÓ in tutta la strada un pi˙ intenso consumo di pastiglie -di potassa, mucillagini per la tosse, unguenti sui geloni, cataplasmi e camomille. E dai primi freddi allo stiepidire, le lunghe veglie invernali, trascorse a turno nelle case, giocando a tombola, conversando.
Il lunedý sera via del Corno si riunisce da Antonio; il martedý Ŕ Revuar che fa gli onori; mercoledý Bruno, e giovedÝ i coniugi Carresi. Il venerdý (Ŕ un'imposizione delle devote, diventata ormai consuetudine) si rispetta la legge della Chiesa che comanda la meditazione, e il mangiar di magro: ma questo Ŕ nella tradizione quotidiana. Ci si corica per tempo, salvo a scambiarsi visite in privato. li sabato tocca a Milena ospitare i cornacchiai; e la domenica sera, che prima era riservata a Maciste, si trascorre adesso da Otello, il quale, morto il padre, accoglie la nostra gente con lo scialo di chi ha un'azienda che glielo consente. Recandosi a veglia in casa Nesi le donne non devono portare la sedia, nÚ riempire lo scaldino di fuoco: Aurora prepara per esse fornellate intere, oltre i due bracieri sotto la tavola, ed i fiaschi di vino a cui lo Staderini dÓ eccessiva confidenza. In pi˙ un lungo vassoio di cioccolatini Viola, di quelli piccoli, sbucciati, che si chiamano centesimini. Ma per gli uomini che hanno gli stomachi forti e necessitÓ di fermare il vino, non mancano le fette di pane col ripieno. Nanni dice che la domenica nessuno fa da cena in via del Corno, ma la sua malignitÓ odora di vendetta: spesso, infatti, ci si dimentica di rinnovargli l'invito.
Ma non in tutte le case Ŕ cosi: alcune sono tanto piccole e anguste che metÓ degli ospiti resterebbe fuori dell'uscio. E' una inferioritÓ che il ciaba non avverte, ma di cui lo spazzino soffre. Da Antonio e da Revuar occorre portarsi le sedie e il fuoco, e mettere ciascuno due soldi, se si vuole bere un goccio, o sgranocchiare un mezzo mandorlato: meno del prezzo di costo Revuar non pu˛ fare. Da Bruno e dai Carresi, invece, il ristoro Ŕ offerto come in casa Nesi. Si tratta, naturalmente, di ci˛ che passa il convento; non v'Ŕ certo, conviene lo stesso Beppino, da farsi i lombi, o "da tirarsi su le cioccýe", con una tazza d'orzo o un fondo di bicchiere. Al sabato, Gemma prepara una cioccolata lunga lunga, ma dolce, offerta in tazzine belle, filettate, che fanno parte di un servizio che Milena ebbe per regalo di nozze, e ch'ella ha portato apposta dal suo appartamentino delle Cure.
Ciascuno ha le sue cartelle preferite, col proprio nome scritto sul retro. Tre cartelle si pagano due soldi, sei un ventino, e chi ne affitta nove ottiene lo sconto. Ma nessuno pu˛ badare a nove cartelle contemporaneamente, specie quando estrae Clara che Ŕ veloce come un diretto. "Non per nulla Ŕ promessa a un ferroviere" ha detto Luisa Cecchi-La Palisse. Clara ha pure la responsabilitÓ della conservazione della tombola, che fu comperata nuova tre anni fa, ed Ŕ di proprietÓ comune. Sul cartellone, chissÓ poi perchÚ, c'Ŕ rappresentato il Duomo di Milano, con sopra la Madonnina e di lato una Fortuna aerea una ragazza bendata che vola.

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