COLTIVAVANO IL BASILICO NELLA VASCA DA BAGNO
Percorso sull'emigrazione interna in Italia degli anni '50-'60
a cura di Patrizia Vayola

Presentazione prerequisiti e competenze da attivare
TAPPA 1: LA REALTÀ DEI RAGAZZI TAPPA 2: I DATI QUANTITATIVI TAPPA 3: LA PROBLEMATIZZAZIONE
TAPPA 4: IL QUESTIONARIO ALLE FAMIGLIE TAPPA 5: LE INTERVISTE A CONFRONTO Sitografia Bibliografia

TAPPA 5: LE INTERVISTE A CONFRONTO

dal saggio di Patrizia Vayola I problemi dell’identità in Insegnare la costituzione, Asti, Israt, 1998. 

Proviamo intanto a definire i termini in questione.

Etimologicamente pregiudizio significa soltanto giudizio che precede l'esperienza concreta, in realtà, nelle scienze sociali e nel senso comune, è passato ad indicare la tendenza a considerare in modo ingiustificatamente sfavorevole le persone che appartengono a un determinato gruppo sociale, orientando l'azione nei loro confronti.

Lo stereotipo costituisce a sua volta il nucleo cognitivo del pregiudizio, ovvero l'insieme coerente e rigido di credenze negative che un certo gruppo condivide rispetto a un altro gruppo o categoria sociale.

La categoria più significativa da prendere in esame mi sembra quella degli stranieri, anche perché è quella in relazione alla quale ancora non si è giunti ad una completa acquisizione dei diritti e anche quella nei confronti della quale più forti, in ordine alla ricaduta sociale, si manifestano atteggiamenti di discriminazione. Ciò non toglie che ci siano anche altre categorie su cui sarebbe utile indagare, a partire dal concetto di identità collettiva, quali le donne, i giovani, gli anziani, i disabili ecc.

Riguardo agli stranieri si è assistito, nel corso dell'ultimo cinquantennio, ad una riduzione del pregiudizio manifesto che anzi viene socialmente condannato ma che sopravvive in forme mascherate e sottili, adatte a convivere con i valori universalmente accettati di tolleranza ed uguaglianza.

Esso si manifesta:

·      come razzismo simbolico: l'opposizione a iniziative pubbliche e politiche volte a favorire le minoranze, in base a quegli stessi valori di uguaglianza e di libertà individuale che prescrivono la tolleranza. Partendo dal presupposto che ormai tutti gli impedimenti formali alla libera competizione sono stati eliminati, queste iniziative si tradurrebbero in una discriminazione a rovescio contro i diritti della maggioranza ;

·      come razzismo aversivo: la tendenza ad evitare il contatto limitando le possibili interazione in nome di un sentimento di ostilità represso in nome di valori democratici ma comunque presente con effetti di risegregazionismo :

·      come distorsione della percezione e nella valutazione: la tendenza a sopravvalutare le difficoltà e i problemi che le minoranze possono creare ad esempio in termini di criminalità e di devianza e di attribuire loro sistematicamente caratteristiche e comportamenti negativi valutati come derivanti dalle caratteristiche etniche;

·      come razzismo differenzialista: la sottolineatura del valore autonomo di ciascuna cultura e la loro sostanziale inconciliabilità dovuta alla differenza che comporta l'esigenza di salvaguardare la ricchezza della diversità attraverso la separazione tra le culture.

Tali atteggiamenti in Italia, paese di recente immigrazione, si notano con particolare vigore, in

particolare assistiamo a:

Ø      una sopravvalutazione quantitativa del fenomeno ;

Ø      una esagerata reazione di allarme rispetto ai problemi che l'immigrazione può creare al paese ;

Ø      la tendenza ad attribuire le condizioni di degrado in cui gli immigrati vivono non a difficoltà materiali ma a caratteristiche e scelte personali ;

Ø      la sopravvalutazione del ruolo svolto nelle attività criminali ;

Ø      la tendenza a differenziare gli stranieri in extracomunitari e non in base non ad un criterio realmente geografico ma economico (gli statunitensi non sono extracomunitari). [..]

 

Proviamo ora a vedere quali tipi di intervento, soprattutto in campo educativo, sono possibili per neutralizzare l'insorgere e il manifestarsi di stereotipi e pregiudizi, per fare in modo cioè che l'identità non si carichi di ostilità nei confronti dell'alterità.

1. Se è vero che non è possibile accostarsi agli altri con la mente del tutto sgombra da ipotesi e aspettative e se è altrettanto vero che il nostro sistema cognitivo tenderà preferenzialmente ad interpretare la realtà in modo da confermarci nelle nostre ipotesi accentuando, tra le informazioni che raccogliamo, quelle che servono a questo scopo, allora è necessario operare interventi che forniscano in anticipo uno schema di interpretazione alternativo allo stereotipo stesso che consenta di valorizzare le interpretazioni che altrimenti sfuggirebbero. (INFORMAZIONE)

2. Bisogna favorire un effetto Pigmalione positivo nei confronti degli altri che consenta di assumere aspettative positive nei confronti della diversità. (ASPETTATIVE)

3. Bisogna esaltare i fattori che riducono l'effetto di autoadempimeruto del pregiudizio:

Ø      bisogna esaltare l'elasticità mentale e la capacità di non irrigidirsi sulle proprie convinzioni, accettando e stimolando il confronto

Ø      bisogna facilitare, in chi è oggetto di pregiudizio l'insorgere della consapevolezza delle proprie caratteristiche personali e della loro non rispondenza con lo stereotipo che li riguarda, curando soprattutto il momento dell'inserimento dell'elemento di minoranza nel gruppo, perché è proprio nel momento del primo impatto, quando cioè ci si trova nella necessità di farsi accettare e si è più vulnerabili, che si è più esposti al rischio di autorealizzazione del pregiudizio. (DISPONIBILITA')

4. Bisogna facilitare una convivenza rispettosa come stile di relazione e di vita per i prossimi decenni. Infatti i paesi che si sono trovati a vivere prima di noi il problema della convivenza hanno già assistito al fallimento tanto delle strategie assimilazioniste quanto di quelle improntate al melting pot.

L'assimilazionismo, in base al quale il gruppo maggioritario pretendeva di inglobare quello minoritario (modello francese e statunitense fino alla prima metà del secolo) forzandolo ad aderire allo stile di vita e alla cultura della maggioranza, ha incontrato l'ostilità dei gruppi minoritari che non intendevano rinunciare alla loro identità.

Il melting pot, invece, che vedeva nella fusione tra diversi la possibilità di dare vita ad una sintesi superiore che accogliesse gli elementi positivi di ciascun gruppo (modello americano degli anni '50‑'70) ha incontrato 1'ostilità dei gruppi più forti che rifiutavano di annullare differenze cui attribuivano valori positivi.

Rimane ora da tentare la strada del rispetto reciproco. Essa richiede un esercizio continuo di tolleranza che deve essere stimolato e facilitato tanto a livello istituzionale (adeguando le strutture della società alle caratteristiche e alle esigenze delle diverse culture) quanto a livello educativo evidenziando i benefici della pluralità allo scopo di sconfiggere il pregiudizio differenzialista che porta a rifuggire dal contatto con l'altro ma nello stesso tempo ribadendo con forza alcuni valori irrinunciabili della propria cultura per evitare che un relativismo troppo spinto conduca alla perdita di principi fondamentali: la discussione paritaria, I'argomentazione che giustifica il proprio punto di vista sono da incentivare evitando solo che le differenze generino ostilità verso l'altro. (CONVIVENZA)

5. Bisogna elaborare strategie e predisporre condizioni che favoriscano un contatto efficace. A questo proposito non basta semplicemente favorire occasioni di incontro, nella convinzione che una maggior conoscenza della realtà dell'altro basti ad abbattere gli stereotipi ma occorre predisporre le condizioni adatte:

Ø      bisogna fornire alle due parti un quadro interpretativo che, evitando di occultare le differenze, fornisca per esse una spiegazione che sia alternativa allo stereotipo e che valorizzi gli aspetti di diversità.

Ø      è necessario che l’interazione sia sufficientemente lunga e approfondita, per consentire ai due gruppi la possibilità di andare oltre gli stereotipi iniziali.

Ø      il contatto deve essere soddisfacente, nel senso che la conoscenza deve poter apportare elementi informativi positivi che rendano gratificante il rapporto.

Ø      è utile ricercare possibilità di rapporti cooperativi in vista del raggiungimento di un fine comune che contenga effetti benefici per entrambi i gruppi.

Ø      è utile, progettando contatti e interazioni che non ci sia eccessiva differenza di status tra i membri dei due gruppi per evitare che evidenti disparità di posizione impedisca a chi si trova in una condizione di inferiorità di dimostrare le proprie qualità e capacità relegandolo in un ruolo subalterno.

Ø      le esperienze di contatto non devono essere episodiche ma periodiche, in modo da evitare che l'esperienza e i suoi frutti vengano percepiti come esito di un'occasione eccezionale e quindi non attinente alla normalità della vita. (CONTATTI)

1.      Non bisogna ignorare le differenze perché allora risultano vincenti quelle del gruppo maggioritario e il confronto si traduce in una richiesta nascosta di assimilazione ma valorizzarle attivando una risposta di tolleranza e suscitando la convinzione che sia possibile, giusto e produttivo che esistano differenti modi di essere, di vivere e di vedere il mondo. (CONSAPEVOLEZZA)

 TAPPA 5: LE INTERVISTE A CONFRONTO